domenica 11 giugno 2017

Elezioni Gb, vittoria senza maggioranza per May: fine ad hard Brexit

Con le elezioni anticipate in Inghilterra, il partito conservatore di Theresa May non ha raggiunto la maggioranza parlamentare e si è aggiudicato solo 318 seggi. Il partito laburista di Jeremy Corbin ha invece conquistato 262 seggi. Una vittoria per l'attuale premier britannica che però ha il sapore della sconfitta in vista della Brexit e dei suoi negoziati. Un fiasco di May simile a quello del
referendum costituzionale dello scorso novembre che costrinse Renzi alle dimissioni. Al contrario del segretario del Pd, May è salita a Buckingham Palace dalla regina Elisabetta, per chiedere l'autorizzazione di formare un governo. La premier inglese ha confermato a capo dei rispettivi dicasteri i ministri Boris Johnson (Esteri), Amber Rudd (Interno), Philip Hammond (Finanze), Michael Fallon (Difesa) e il ministro per la Brexit David Davis. Ma il leader dell'opposizione di sinistra Jeremy Corbyn, il cui partito laburista partiva con uno svantaggio di 20 punti percentuali, ha invitato May a dimettersi, dicendo che "ha perso voti, perso sostegno e perso fiducia". May, arrivata a Downing Street dopo il referendum sulla Brexit di giugno 2016, ha dato il via al processo formale di uscita dalla Ue il 29 marzo, promettendo di portare Londra fuori dal mercato unico e di tagliare l'immigrazione. Cercando di capitalizzare su una popolarità alle stelle, ha indetto le elezioni politiche anticipate qualche settimana dopo, chiedendo agli elettori un mandato forte per i negoziati sulla Brexit, che dovrebbero iniziare il 19 giugno. Bruxelles sperava in un esito elettorale che potesse ammorbidire la linea del governo di Londra, ma la prospettiva di un parlamento senza maggioranza spaventa anche l'Europa. Dopo una campagna tiepida contro la Brexit, il Labour ha accettato l'uscita dalla Ue ma non vuole la "hard Brexit" propugnata da May e intende mantenere i legami economici con il Continente. Un mese fa il partito di Corbyn sembrava destinato alla disfatta, lacerato da divisioni interne e da rivolte ricorrenti contro il leader socialista considerato inadeguato. Ma un clamoroso errore di May in campagna (l'annuncio, poi ritirato, di una riforma delle cure per gli anziani che li penalizzava), una forte campagna porta a porta di Corbyn e gli attacchi terroristici, che hanno messo al centro del dibattito i sei anni di May da ministra degli Interni, hanno cambiato le carte in tavola. Lo scenario che si prospetta ora a Westminster, quella del parlamento sospeso, è una situazione che si verifica quando nessun partito ottiene la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni. In questa fattispecie, la formazione del governo, che deve ottenere la fiducia dal parlamento, risulta estremamente problematica e ha bisogno dell'appoggio di forze minoritarie. E poi, la parabola dello Ukip, partito di estrema destra fondato da Nigel Farage, che non conquista neanche un seggio e svanisce di fatto dal Parlamento di Westminster. Una batosta che si riverbera anche sul suo alleato italiano a Bruxelles, il M5s di Beppe Grillo, che dovette faticare non poco a far accettare a una fetta del suo elettorato l'alleanza con il partito di Farage. Farage che, nel luglio dello scorso anno, subito dopo la Brexit, ha rassegnato le dimissioni meditando di ritirarsi a vita privata. L'ex leader di Ukip non ha avuto la capacità di costruire una base di parlamentari a livello nazionale da cui partire per posizionarsi in vista di queste elezioni.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...